(Adnkronos) –
Elena Valt risponde al telefono e sorride. Il giorno dopo il bronzo olimpico nello snowboard di Lucia Dalmasso, sua figlia, il suo mondo è un po’ più colorato e rilassato: "Stiamo cercando di tornare alla normalità. Adesso siamo rientrati a casa, a Falcade. Abbiamo festeggiato e festeggeremo ancora nei prossimi giorni. Giusto così, siamo felicissimi” racconta all’Adnkronos, rivivendo i momenti indelebili di una giornata consegnata alla storia. Elena l’ha vissuta in fondo alla pista insieme alla signora Irene, mamma di Giovanni Franzoni, corsa a Livigno il giorno dopo la medaglia di suo figlio per godersi lo spettacolo dello snowboard. Loro due si conoscono da anni, dato che Elena è stata la prima allenatrice di ‘Gio’. E per lui (e con lui) ha gioito dopo lo splendido argento in discesa a Bormio. Elena al telefono è tranquilla, distesa. Rivive commossa la medaglia scintillante e sofferta di Lucia, nello slalom gigante parallelo: “È stata una gara bellissima ed emozionante, lo snowboard colpisce ancora di più perché si riesce a vedere dall’inizio alla fine”. Lucia, sempre sostenuta anche da papà Pietro, non ha mai mollato nemmeno dopo il terribile infortunio di dodici anni fa. Un incidente che l'ha portata a cambiare carriera, 'trasformandola' da promessa dello sci a snowboarder di successo: "Dico la verità, non ho proprio pensato al passato e a quei momenti. In famiglia siamo abituati a guardare avanti e l'ha detto anche Lucia. Questa è una partenza e il merito è anche di tutti gli allenatori che l'hanno accompagnata fin qui. Per voltarsi indietro, ora, non c'è tempo". Il bronzo olimpico è stato vissuto insieme alla signora Irene, mamma di Giovanni Franzoni, arrivata a Livigno per godersi la gara di Lucia dopo l’argento di suo figlio nella discesa di sabato: "Al termine della gara ci siamo abbracciate, è stato un bel momento. Abbiamo pianto insieme”. Lucia e Giovanni si conoscono bene: “Ma 'Gio' è più amico di mio figlio Giacomo, nato nel 2000. Sono cresciuti insieme e hanno condiviso parte del percorso". C'è tempo per un aneddoto: "Vedendolo arrivare al traguardo, con quella velocità, ho ripensato a un momento vissuto agli inizi. Una volta feci scendere, su una pista, lui e tutti i ragazzi del gruppo a gran velocità. Io ero lì a misurarla. Lui e Giacomo arrivarono al traguardo a 132 chilometri orari. Ecco, ho rivissuto proprio quel momento". Lì, ai tempi degli Allievi, nacque l'uomo-jet. (di Michele Antonelli, inviato a Livigno)
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