(Adnkronos) – "L'immunoterapia negli ultimi anni ha un po' ridisegnato le strategie di cura di una serie di tumori solidi e oggi celebriamo due indicazioni per l'immunoterapia nei tumori ginecologici. Una è legata al tumore dell'utero, conosciuto anche come tumore dell'endometrio. E' il tumore più frequente, colpisce circa 10.000 donne l'anno. Per anni lo abbiamo considerato un tumore molto facile da curare. In realtà ad oggi è l'unico tumore con incidenza e mortalità in aumento tra tutte le neoplasie ginecologiche. La buona notizia è che non è un unico tumore: sono quattro tumori diversi e circa il 30% delle pazienti con tumore dell'endometrio ha una caratteristica genetica che si chiama 'instabilità dei microsatelliti'. Oggi abbiamo scoperto che, quando combiniamo l'immunoterapia alla chemioterapia nei tumori dell'endometrio avanzati e metastatici che hanno questa caratteristica genetica, l'immunoterapia riduce rispetto alla sola chemioterapia di circa il 70% il rischio di progressione morte di malattia. Questo è un risultato che mai avremmo pensato di vedere". Così Domenica Lorusso, responsabile del programma di Ginecologia oncologica di Humanitas San Pio a Milano, all'incontro con la stampa promosso da Msd oggi a Roma, dopo che Aifa ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in 3 nuove indicazioni (carcinomi cervice, endometrio e urotelio) che si aggiungono alle attuali 25. "Il tumore della cervice uterina, invece – prosegue la specialista – colpisce circa 2.600 donne in Italia ed è un tumore legato nel 90% dei casi a un'infezione virale che è l'infezione da Papillomavirus, per il quale oggi abbiamo una prevenzione primaria (vaccini) e una prevenzione secondaria (screening). Purtroppo – sottolinea Lorusso – malgrado questo ancora oggi ogni anno 2.600 donne in Italia si ammalano di tumore della cervice uterina, e proprio perché è causato da un virus e il virus crea infiammazione, abbiamo scoperto che l'immunoterapia è molto efficace in questo tumore e quando la combiniamo alla radiochemioterapia, che da 25 anni è lo standard di cura nei tumori localmente avanzati, l'immunoterapia combinata alla chemio aumenta di un ulteriore 10% la sopravvivenza e riduce nelle forme più avanzate, stadi terzo e quarto, del 45% il rischio di morte". "Questo è un risultato veramente straordinario – rimarca l'esperta – perché vuol dire curare una quota in più di pazienti e portare l'aspettativa di vita a 3 anni quasi al 90%. Aggiungere l'immunoterapia alla radiochemioterapia vuol dire potenzialmente guarire il 10% in più delle pazienti, mentre al momento della recidiva sicuramente riusciamo a prolungare la sopravvivenza, ma vivere di più con la malattia non è come essere guariti dalla malattia".
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