*Nel giorno della Festa dei Lavoratori, Michele De Gasperis, presidente del Dipartimento Sociale Nazionale di UN.I.COOP, richiama l’attenzione sul ruolo strategico delle cooperative sociali: “Oggi il vero tema non è solo creare occupazione, ma costruire stabilità sociale, inclusione e sviluppo duraturo”.*
Il Primo Maggio resta una data simbolica nel calendario civile italiano, ma nel 2026 la Festa dei Lavoratori si carica di un significato ulteriore. Il lavoro, infatti, non può più essere letto soltanto come occupazione, salario e produttività. A cambiare è il contesto, segnato da nuove fragilità, diseguaglianze crescenti e da un bisogno sempre più evidente di tenuta sociale. È su questo terreno che si colloca la riflessione di Michele De Gasperis, presidente del Dipartimento Sociale Nazionale di UN.I.COOP, che invita a guardare oltre la dimensione puramente economica.
“Per anni il dibattito pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sulla quantità del lavoro”, osserva De Gasperis. “Oggi invece dobbiamo porci una domanda diversa: quale impatto produce quel lavoro sulla società? Se non crea coesione, se non riduce le fragilità, se non rafforza le comunità, non può bastare”.
Il presidente del Dipartimento Sociale Nazionale di UN.I.COOP inserisce questa analisi in un quadro più ampio, internazionale e nazionale allo stesso tempo. Il 2025, proclamato Anno internazionale delle cooperative, ha rappresentato a suo giudizio un passaggio importante, perché ha riconosciuto il ruolo crescente del sistema cooperativo negli equilibri economici e sociali. Parallelamente, anche l’Italia si sta misurando con il tema dell’economia sociale attraverso un Action Plan che segnala un cambio di prospettiva ormai evidente.
Secondo De Gasperis, non si tratta più di considerare il mondo cooperativo come una realtà laterale o un comparto da tutelare solo in condizioni di difficoltà. “Le cooperative sociali sono una delle infrastrutture civili più importanti del Paese”, spiega. “Operano nei servizi, nei territori più fragili, nell’assistenza, nell’inclusione lavorativa, nella gestione delle marginalità. Per molto tempo sono state considerate una risposta all’emergenza. Oggi è chiaro che svolgono una funzione strutturale per la stabilità del sistema”.
Il nodo, allora, non è soltanto occupazionale. È sociale, politico e perfino culturale. Dove il lavoro genera partecipazione, reti di prossimità, servizi e coesione, il sistema regge meglio. Dove invece il lavoro resta isolato dal contesto sociale, le fragilità si moltiplicano. “La coesione non è un elemento accessorio”, insiste De Gasperis. “È una condizione di stabilità. Ecco perché il Primo Maggio dovrebbe essere l’occasione per rimettere il lavoro dentro una visione più ampia”.
In questa prospettiva si colloca anche la proposta lanciata da UN.I.COOP per la costruzione di un tavolo internazionale sull’economia sociale. L’obiettivo è aprire uno spazio di confronto tra istituzioni, cooperative, imprese sociali e partner esteri per condividere modelli capaci di unire crescita economica e tenuta sociale. “La tenuta delle comunità non è più una questione che riguarda soltanto i singoli Paesi”, afferma il presidente del Dipartimento Sociale Nazionale. “È un tema globale. Oggi la qualità delle relazioni economiche dipende sempre di più dalla qualità delle relazioni sociali”.
Per De Gasperis, l’Italia dispone su questo fronte di un patrimonio importante. La tradizione cooperativa nazionale, il radicamento territoriale delle esperienze mutualistiche e la capacità di trasformare il welfare in inclusione concreta rappresentano un capitale prezioso. La sfida, però, è politica: capire se questo mondo debba restare ai margini o essere finalmente riconosciuto come leva strategica dello sviluppo.
Il messaggio che UN.I.COOP affida al Primo Maggio è dunque chiaro. Il lavoro resta centrale, ma da solo non basta più. Serve un modello che sappia tenere insieme dignità, comunità, servizi e stabilità. Ed è in questa direzione, conclude De Gasperis, che l’economia sociale può offrire una risposta credibile al presente e al futuro del Paese.

