Il politologo Luigi Tivelli, in foto, in un’analisi pubblicata su Il Giornale, rilancia la sfida al governo: oltre al taglio delle accise e alla diplomazia nel Golfo, serve un nuovo patto sociale sul modello Ciampi del 1993. Salari, produttività e stagflazione: la vera “missione energia” del Paese si gioca sul tavolo del dialogo tra le parti sociali.*
C’è un’energia che non si misura in barili né in kilowattora, eppure è quella di cui l’Italia ha più bisogno. A dirlo è Luigi Tivelli, politologo ed editorialista, in un articolo pubblicato su Il Giornale che va oltre la cronaca della missione diplomatica di Giorgia Meloni nel Golfo e il taglio delle accise sui carburanti.
La tesi di Tivelli è netta: mentre il dibattito pubblico si concentra sulla crisi energetica in senso stretto, nessuno — o quasi — ha il coraggio di nominare lo strumento più efficace per restituire competitività e coesione al Paese. Quello strumento si chiama patto sociale.
Non è un’idea nuova. È il modello che Carlo Azeglio Ciampi seppe costruire nel 1993, in una congiuntura difficile ma — sottolinea Tivelli — meno drammatica di quella attuale. Oggi l’Italia si trova stretta tra una stagflazione incipiente, i contraccolpi della crisi geopolitica nel Golfo e quasi trent’anni di crescita media tra le più basse dell’intera area Ocse. Un record negativo che non può essere imputato solo agli ultimi esecutivi.
Su questo sfondo, l’editorialista legge come un segnale positivo la firma del contratto della scuola — quasi un milione e mezzo di lavoratori — da parte di tutte le sigle sindacali, compresa la CGIL di Maurizio Landini, storicamente avversa ai tavoli di concertazione. E coglie nell’anniversario dell’assassinio di Ezio Tarantelli — l’economista trucidato dalle Brigate Rosse che fu il teorico del patto sociale — un monito e un’opportunità insieme.
Il messaggio a Meloni è chiaro: la vera “missione energia” non finisce con la diplomazia energetica. Si compie a Palazzo Chigi, riaprendo stabilmente il tavolo con tutte le parti sociali per affrontare bassi salari, lavoro povero, produttività stagnante e politiche sui redditi. Una sfida che, conclude Tivelli, potrebbe anche rappresentare il “ravvedimento operoso” di una sinistra rimasta per decenni a guardare.

