Il fenomeno del gioco online illegale in Italia è molto più vasto e più sofisticato di quanto si immagini. È questo il messaggio centrale del primo report dell’Osservatorio sul Gioco Online Illegale, realizzato da Data Room Nexus in collaborazione con l’Ufficio Studi della CGIA Mestre, pubblicato nel maggio 2026 e consultabile sul sito Agimeg.it.
Nel solo primo trimestre 2026, monitorando esclusivamente la piattaforma Instagram, l’Osservatorio ha individuato 500 siti di gioco illegale, rilevando circa 4,5 milioni di utenti italiani attivi e oltre 13,2 milioni di accessi provenienti dall’Italia. Su questa base è stata elaborata una proiezione economica di circa 500 milioni di euro di raccolta trimestrale, pari a 2 miliardi annui per il solo campione analizzato.
Ma il dato più allarmante riguarda la dimensione complessiva del mercato: considerando che ogni giorno emergono mediamente 4-5 nuovi siti illegali, l’Osservatorio stima che a livello nazionale operino almeno 5.000 domini, per una raccolta complessiva che si attesta intorno ai 20 miliardi di euro annui solo per il canale online. Un numero che si inserisce in un trend già documentato: secondo le stime dell’ADM, l’intero mercato illegale del gioco in Italia ha raggiunto tra i 30 e i 35 miliardi di euro nel 2026.
“Il report ha ricostruito con precisione la catena di distribuzione dell’offerta illegale. Una buona parte del traffico proviene dalle pubblicità sui social network, in particolare Instagram, dove le inserzioni sponsorizzate sono spesso costruite ad hoc per aggirare i filtri automatici delle piattaforme, post che promuovono bonus, giri gratis e vantaggi esclusivi. L’utente che clicca sul post non approda direttamente al sito di gioco, ma viene instradato attraverso un link motore pubblicitario che smista il traffico dinamicamente verso molteplici destinazioni finali”, ci spiega Antonio Ginori di Slot-Mania.it che ha analizzato il report Nexus.
“Un altro elemento chiave di questa architettura è il fenomeno dei ‘siti gemelli’: nello specifico, si tratta di domini quasi identici tra loro, che si distinguono solo per minime variazioni nel nome (es. casino1.com, casino2.com). Questi siti condividono lo stesso database utenti (account, wallet, dati personali) e si attivano in successione non appena uno viene inibito dall’ADM. Non è frequente trovare casi in cui una piattaforma presenti più di cinque versioni del sito già inibite, e una nuova già operativa”, continua Ginori.
Il gioco illegale non si propaga solo attraverso i social, indica il report di Data Room Nexus. Esiste s anche una diffusione multi-canale che include il traffico organico da motori di ricerca (pagine di bonus ben posizionate su Google), banner display su siti di terzi, referral link veicolati da influencer e blog specializzati, e infine canali diretti come gruppi Telegram e WhatsApp dove gli utenti fidelizzati ricevono aggiornamenti e link ai nuovi domini.
Proprio il traffico diretto è uno degli indicatori più significativi: su alcuni siti supera il 90% degli accessi, segnalando l’esistenza di una platea di utenti consolidata che cerca attivamente quelle piattaforme, non perché le abbia scoperte per caso, ma perché vi è fidelizzata.
Per comprendere chi rischia di finire nel circuito illegale, lo studio traccia il profilo del giocatore online regolato: 78% uomini, metà sotto i 35 anni, con sessioni concentrate nel pomeriggio e in serata. Ogni conto viene ricaricato in media una ventina di volte l’anno, per un importo medio di 40 euro a ricarica, ovvero circa 770 euro annui per utente. Carte di credito e ewallet sono i metodi di pagamento predominanti.
Il giocatore tipo del circuito illegale non è necessariamente diverso: stesse aspettative, stessa ricerca di bonus, stesso dispositivo (lo smartphone), utilizzato in oltre il 90% dei casi su quasi tutti i siti del campione.
“Nel 2025 l’ADM ha inibito oltre 1.000 siti irregolari, – il numero più alto mai registrato nella storia del gioco legale. Questo trend è in crescita dal 2021, segno evidente dell’appeal del settore. Tuttavia, la capacità di rigenerazione del mercato illegale, soprattutto grazie all’allestimento di nuovi domini operativi in poche ore, con il trasferimento di tutta la base utenti da un sito bannato al successivo, rende il contrasto strutturalmente difficile”, conclude Ginori.

