L’Unione nazionale ambulatori e poliambulatori (Uap), in una nota esprime “netta contrarietà rispetto al lancio promozionale relativo alla distribuzione di test rapidi salivari Hiv gratuiti presso alcune farmacie della provincia di Bergamo. Uap precisa che non è in discussione il valore della prevenzione dell’Hiv, né l’esigenza di favorire l’accesso ai test e alle diagnosi tempestive.
Tuttavia, è inaccettabile che iniziative di testing, sensibili per la salute, vengano presentate con modalità comunicative assimilabili a una campagna promozionale, senza che siano preventivamente chiariti requisiti, responsabilità, percorsi di presa in carico, gestione del dato sanitario e collegamento con i servizi specialistici. Un test Hiv, anche quando rapido e salivare, non è un gadget sanitario da distribuire al pubblico. È un atto che può incidere profondamente sulla salute, sulla vita personale, sulla sfera relazionale e sulla condizione psicologica del cittadino. Richiede corretta informazione, comprensione del periodo finestra, indicazione dei percorsi d i conferma diagnostica, tutela della riservatezza, raccordo con il medico e con i servizi specialistici, nonché gestione appropriata dei casi positivi, dubbi o non correttamente interpretati.
Per Uap, il punto è chiaro: la sicurezza del paziente viene prima della capillarità commerciale – sottolinea la nota -. La farmacia può svolgere un ruolo d i prossimità, informazione e orientamento, ma non può essere progressivamente trasformata i n un presidio diagnostico parallelo senza essere sottoposta agli stessi requisiti richiesti agli ambulatori, ai poliambulatori, a i laboratori e alle strutture sanitarie autorizzate”. “Non può esistere un doppio standard – prosegue Uap -. Da una parte strutture sanitarie soggette a requisiti rigorosi, controlli, responsabilità professionali, procedure di gestione del rischio clinico, tracciabilità del dato e obblighi informativi; dall’altra farmacie che, in nome della prossimità, vengono presentate al cittadino come punti di accesso a prestazioni sanitarie senza un quadro altrettanto certo di autorizzazioni, garanzie, controlli e responsabilità. Anche alla luce della legislazione vigente, ogni campagna di testing sanitario promossa attraverso le farmacie deve indicare con chiarezza i l proprio regime giuridico e organizzativo.
Per la legislazione vigente, i servizi diagnostici i n farmacia, quando sono a carico del cittadino, sono comunque subordinati alla verifica di idoneità igienico-sanitaria dei locali; quando sono invece a carico del Servizio sanitario nazionale, possono essere erogati solo entro la programmazione regionale, nel rispetto dei requisiti definiti dagli accordi regionali e dei relativi sistemi di rendicontazione, controllo e tracciabilità. Non è quindi accettabile che una campagna sanitaria si collochi i n una zona intermedia, priva di una chiara qualificazione: né pienamente privata, né pienamente pubblica, né chiaramente governata. Uap ha già evidenziato che diagnostica e screening non sono attività ‘minori’, bensì prestazioni che richiedono requisiti strutturali, organizzativi, professionali e tecnologici adeguati. Locali idonei, procedure formalizzate, responsabilità individuate, gestione del rischio clinico, tracciabilità del referto e integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico sono presidi sostanziali d i sicurezza, non adempimenti burocratici”.
Uap sottolinea che, “a questo proposito, ancora più grave è il rischio che i dati sanitari generati o acquisiti nell’ambito di tali iniziative restino fuori dal sistema pubblico di tracciabilità e continuità assistenziale. Se un’attività di screening produce informazioni clinicamente rilevanti, deve essere chiarito chi le gestisce, chi le protegge, chi ne risponde, come vengono tracciate e se vengono integrate nel Fascicolo sanitario elettronico. Diversamente, il paziente rischia di essere lasciato solo davanti a un’informazione sanitaria potenzialmente decisiva”. “Prevenzione sì, ma non a qualunque condizione – dichiara Mariastella Giorlandino, presidente Uap -. Quando si parla di Hiv, non si può procedere con iniziative comunicative che banalizzano la complessità clinica, psicologica e sanitaria del test. Ogni campagna deve indicare con chiarezza chi informa il cittadino, chi risponde dell’esito, chi garantisce la riservatezza, chi assicura la presa in carico e chi integra il dato nel percorso sanitario”.
Uap chiede al ministero della Salute, alle Regioni, alle Asl e alle Autorità competenti di “verificare con urgenza le modalità di svolgimento di tali iniziative e di chiarire: quali requisiti autorizzativi, strutturali e organizzativi debbano possedere le farmacie coinvolte; quali professionisti siano responsabili dell’informazione sanitaria al cittadino; quali procedure siano previste in caso di esito positivo, dubbio o non interpretabile; quali garanzie siano assicurate in materia di riservatezza e protezione dei dati; come venga garantito i l raccordo con i servizi specialistici; se e come i dati clinicamente rilevanti confluiscano nel Fascicolo sanitario elettronico; quali controlli pubblici siano stati effettuati prima dell’avvio della campagna. Uap invita inoltre le istituzioni competenti a evitare che iniziative sostenute o promosse da soggetti privati possano determinare, anche indirettamente, una sanitarizzazione non governata della farmacia, con effetti distorsivi sulla sicurezza dei pazienti e sulla parità di condizioni tra operatori sanitari. “La prossimità non può diventare un alibi per abbassare gli standard – conclude Giorlandino -. Se una farmacia eroga o promuove attività sanitarie, deve rispettare regole sanitarie piene. In caso contrario, non si rafforza la prevenzione: si espongono i cittadini a percorsi frammentati, non tracciati e privi di responsabilità chiaramente individuate. Uap vigilerà e chiederà formalmente alle Autorità competenti ogni necessario chiarimento”. “Uap ribadisce un principio non negoziabile: in sanità non esistono prestazioni leggere quando è in gioco la sicurezza del paziente. Stesse prestazioni, stessi requisiti, stessi controlli, stesse responsabilità”, conclude la nota.

