(Meridiana Notizie) Il decreto Lavoro arriva all’esame del Parlamento con un’impostazione di fondo condivisibile, ma con una scelta tecnica sul salario giusto che rischia di generare un ampio contenzioso. È la posizione espressa oggi da Conflavoro nell’audizione in commissione Lavoro alla Camera, con l’intervento del presidente nazionale Roberto Capobianco.
“Chiediamo al Parlamento un sistema fondato su tre pilastri: trasparenza, certificazione della contrattazione di qualità secondo il principio di equivalenza, certezza del diritto. Condividiamo da tempo il principio di subordinare gli incentivi pubblici ai contratti collettivi di qualità, ma il punto debole della riforma è la formula ‘organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale’: senza disciplina attuativa dell’art. 39 della Costituzione, resta priva di criteri legali certi. Oggi l’ordinamento conta già sei parametri diversi per individuare il CCNL di riferimento, verificati da soggetti diversi e con metodologie diverse: l’articolo 7 del decreto ne aggiunge un settimo senza coordinarlo”, ha spiegato il presidente di Conflavoro.
“Spostare il baricentro da un criterio soggettivo a un parametro empirico verificabile sui dati del mercato contrasta il dumping contrattuale e tutela il pluralismo sindacale. Serve dunque un parametro oggettivo, sia per i CCNL sia per gli strumenti bilaterali correlati, altrimenti il pluralismo resta sulla carta. Il bollino blu allo studio del CNEL e una certificazione preventiva di equivalenza darebbero certezza ex ante e ridurrebbero il contenzioso ex post, allineando il salario giusto al sistema degli appalti pubblici”, ha evidenziato Capobianco.
La proposta di Conflavoro — che integra quella presentata nel 2023 come alternativa al salario minimo legale — si traduce pertanto in tre emendamenti. Primo: il contratto maggiormente applicato come benchmark oggettivo di settore, individuato attraverso i dati del nuovo archivio CNEL-INPS, al posto della rappresentatività comparata. Secondo: l’equivalenza contrattuale ancorata ai parametri tassativi già previsti dal Codice dei contratti pubblici. Terzo: la parità giuridica di enti bilaterali, fondi sanitari e fondi interprofessionali costituiti all’interno di CCNL equivalenti, in coerenza con gli articoli 39 e 41 della Costituzione. A monte, un sistema di certificazione volontaria affidato a soggetti terzi qualificati — Università, Ispettorato del Lavoro, enti bilaterali, CPO dei Consulenti del Lavoro e organismi di asseverazione come Asse.Co — secondo lo schema delle Commissioni di certificazione ex D.Lgs. 276/2003.

