La battaglia ora diventa una protesta. Uap – Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata – apre le vele e prende il largo per informare i cittadini su quella che potrebbe diventare una buona sanità ma che invece è, finora, una questione che blocca il rinnovo del nomenclatore che prevede i rimborsi in convenzione.
Nelle maggiori città italiane arrivano le vele, i furgoni pubblicitari, con il logo dell’associazione che racchiude centinaia di strutture e un grande micio che strizza l’occhio anche agli animalisti. una nuova iniziativa pubblica per “denunciare una situazione che non può più essere nascosta dietro formule tecniche, rinvii amministrativi e silenzi istituzionali”. Le due vele mobili realizzate da Uap portano in strada due messaggi semplici e diretti. Il primo: “Chi rallenta le tariffe, rallenta le cure”. Il secondo: “Sanità pubblica e accreditata: due metà della stessa cura”.
Secondo l’Uap “sono due slogan, ma soprattutto due verità”. “Il nomenclatore tariffario non è una tabella per addetti ai lavori. Stabilisce – si legge nella nota dell’Uap – quanto il Servizio sanitario nazionale riconosce per visite, esami diagnostici, prestazioni specialistiche, ambulatoriali e protesiche erogate dalle strutture pubbliche e dalle strutture private accreditate. Quando quelle tariffe sono sottostimate, costruite su basi fragili o non coerenti con i costi reali, il sistema non diventa più efficiente: si indebolisce. E quando il sistema si indebolisce, le conseguenze ricadono sui cittadini: aumentano le liste d’attesa, si rinviano diagnosi ed esami, cresce il ricorso al privato puro a pagamento e, per le fasce più fragili, aumenta il rischio di rinunciare alle cure”.
Le due vele mobili realizzate da UAP portano in strada due messaggi semplici e diretti.
Il primo: “Chi rallenta le tariffe, rallenta le cure”.
Il secondo: “Sanità pubblica e accreditata: due metà della stessa cura”.
Sono due slogan, ma soprattutto due verità. Il nomenclatore tariffario non è una tabella per addetti ai lavori. Stabilisce quanto il Servizio sanitario nazionale riconosce per visite, esami diagnostici, prestazioni specialistiche, ambulatoriali e protesiche erogate dalle strutture pubbliche e dalle strutture private accreditate. Quando quelle tariffe sono sottostimate, costruite su basi fragili o non coerenti con i costi reali, il sistema non diventa più efficiente: si indebolisce.
Una battaglia legittima che, se perduta, vedrebbe inevitabilmente la fine di decine di strutture accreditate con centinaia di licenziamenti e un colpo letale anche alla sanità pubblicà. “Già – spiega la presidente di UAP Mariastella Giorlandino – perché senza la diagnostica privata le liste d’attesa e i cup andrebbero al collasso. Serve un atto di responsabilità e buon senso da parte del Governo anche alla luce delle varie sentenze del Tar che ci hanno dato ragione. E invece si stanno facendo orecchie da mercante giocando sulla pelle e sulla salute dei cittadini”.
“Bisogna parlare chiaramente alla popolazione – afferma la presidente di Uap, Mariastella Giorlandino – Se una prestazione costa 10 e viene rimborsata 5, non si produce risparmio: si produce squilibrio. Tutto ha un giusto rapporto economico. Al di sotto dei costi reali, la sanità pubblica e quella accreditata non riescono a garantire quantità, qualità, sicurezza, personale, tecnologie e tempi adeguati. Alla fine, il cittadino resta solo davanti alla malattia”.
Uap ricorda che il decreto tariffario del 25 novembre 2024 “è stato censurato dal Tar Lazio per gravi carenze istruttorie e metodologiche. Non si tratta, dunque, di una semplice protesta di categoria: è un giudice amministrativo ad avere messo in discussione il metodo con cui sono state determinate tariffe destinate a incidere direttamente sull’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza”.

