Il sindaco di Rionero Sannitico, Arnaldo Rossi, interviene per rispondere alle critiche del Comitato Pro Trignina sulla postazione autovelox installata lungo la Strada Statale 652 “Fondo Valle del Sangro”, sostenendo che l’impianto sia stato autorizzato da ANAS e validato dalla Prefettura di Isernia nel pieno rispetto della normativa vigente.
Nel comunicato, il primo cittadino afferma che “le norme vigenti non prevedono una distanza fissa tra cartello e dispositivo”, precisando che il preavviso risulta adeguato, visibile e conforme agli standard ministeriali. Rossi sottolinea inoltre che il cartello è dotato di luci intermittenti e ribadisce che la finalità dell’autovelox è esclusivamente quella di aumentare la sicurezza stradale e ridurre gli incidenti.
Tuttavia, alcune affermazioni contenute nella nota meritano un approfondimento alla luce della normativa più recente e della giurisprudenza.
Il nodo delle distanze
È vero che per molti anni la normativa ha richiesto una presegnalazione “adeguata” senza fissare una distanza precisa tra il cartello che avvisa della presenza dell’autovelox e il dispositivo di rilevazione. Il quadro normativo, però, è stato modificato dal Decreto interministeriale dell’11 aprile 2024, che ha introdotto criteri più rigorosi per l’installazione delle postazioni di controllo della velocità.
Nel caso delle strade extraurbane, come la SS 652, la normativa disciplina in modo puntuale le distanze tra il segnale che impone il limite di velocità e la postazione di rilevamento, oltre a prevedere ulteriori requisiti tecnici per l’installazione degli impianti. Per verificare il pieno rispetto delle nuove disposizioni sarebbe quindi necessario conoscere gli atti autorizzativi e le misurazioni effettuate sul tratto interessato.
La questione dell’omologazione
Il punto probabilmente più delicato riguarda però l’omologazione dell’apparecchio.
Negli ultimi anni la Corte di Cassazione ha ribadito che “approvazione” e “omologazione” sono due procedure distinte e che non possono essere considerate equivalenti. Con l’ordinanza n. 10505 del 18 aprile 2024, successivamente richiamata in altre decisioni, la Suprema Corte ha evidenziato come il Codice della Strada richieda l’omologazione degli strumenti utilizzati per l’accertamento delle violazioni.
Se il dispositivo installato sulla Trignina fosse dotato esclusivamente di un provvedimento di approvazione e non della prescritta omologazione, la questione potrebbe incidere sulla validità delle sanzioni elevate. Si tratta di un aspetto che, negli ultimi mesi, è stato al centro di numerosi ricorsi davanti ai Giudici di Pace e ai Tribunali italiani.
I limiti di velocità
Un ulteriore elemento riguarda il limite di velocità applicato sul tratto interessato.
La normativa più recente punta infatti a evitare la realizzazione di quelli che vengono comunemente definiti “autovelox-trappola”, imponendo criteri più stringenti per l’installazione delle postazioni fisse, soprattutto quando il limite imposto risulti sensibilmente inferiore a quello ordinario previsto per quella tipologia di strada.
Anche sotto questo profilo sarebbe utile conoscere il decreto prefettizio che ha autorizzato la postazione, le motivazioni tecniche che hanno portato alla scelta del limite vigente e la documentazione che attesta la piena conformità dell’impianto ai requisiti introdotti dal nuovo decreto ministeriale.
I documenti che potrebbero chiarire ogni dubbio
Il sindaco ha assicurato che l’impianto è pienamente conforme alla normativa e autorizzato dagli enti competenti. Per chiudere definitivamente la polemica sarebbe però opportuno rendere pubblici alcuni documenti fondamentali, come il decreto prefettizio che autorizza il controllo elettronico su quel tratto, la documentazione relativa all’omologazione del dispositivo e gli elaborati tecnici che attestano il rispetto delle distanze previste dalla normativa.
Solo attraverso questi atti sarà possibile accertare in modo definitivo la piena regolarità della postazione e fugare ogni dubbio sollevato dal Comitato Pro Trignina e dagli automobilisti che quotidianamente percorrono la Fondo Valle del Sangro.
Le polemiche, quindi, sono destinate a proseguire. Per molti automobilisti, infatti, il problema non è la presenza dell’autovelox, ma il numero di multe elevate per sforamenti minimi del limite di velocità, spesso di appena pochi chilometri orari. In attesa che vengano resi pubblici tutti gli atti autorizzativi e i dati sulle sanzioni emesse, resta una domanda legittima: siamo di fronte a uno strumento nato esclusivamente per prevenire gli incidenti oppure, almeno nella percezione di molti cittadini, anche a un sistema che finisce per fare cassa? Saranno la trasparenza e la pubblicazione dei documenti ufficiali, più che le polemiche, a fornire una risposta definitiva.

