“L’aumento dei prezzi dei carburanti sta diventando un problema dell’intero Paese. Per questo chiediamo al Governo un intervento deciso e strutturale che parta dal trasporto merci e dal trasporto persone, impedendo che l’aumento dei costi si trasferisca a cascata sui prezzi pagati da tutti gli italiani, a cominciare dalle persone economicamente più fragili”. Lo dichiara Francesco Artusa, presidente di Sistema Trasporti, intervenendo sul nuovo aumento dei prezzi alla pompa.
“Ogni aumento del costo del carburante per il trasporto merci finisce inevitabilmente per incidere sul prezzo dei prodotti trasportati. Lo stesso problema riguarda il trasporto di persone e assume un peso particolare in questa fase della stagione turistica. Le imprese non possono assorbire indefinitamente aumenti dei costi operativi saranno costrette a rivedere i propri listini, rendendo più costosa l’offerta turistica italiana e spingendo una parte della domanda verso destinazioni più abbordabili”.
“Siamo perfettamente consapevoli che l’attuale impennata abbia cause internazionali e sia alimentata anche da fenomeni speculativi. Ma questo non può diventare un alibi. Se all’interno dell’Unione europea esistono Paesi nei quali il prezzo finale alla pompa rimane significativamente inferiore, significa che l’Italia presenta anche una propria fragilità strutturale, sulla quale è possibile e necessario intervenire”.
Invitiamo quindi il Governo, anche alla luce degli spazi consentiti dalla disciplina europea, a valutare un prelievo di scopo sugli extraprofitti realizzati dai grandi gruppi che hanno beneficiato economicamente delle crisi e dei conflitti internazionali, destinandone il gettito a una riduzione strutturale della componente fiscale che grava sui carburanti e, prioritariamente, sui settori del trasporto. “La si chiami tassa di scopo, contributo straordinario o tassa sugli extraprofitti: il nome ci interessa relativamente. Ci interessa il principio. L’Italia deve cominciare a liberarsi da uno dei suoi mali storici: privatizzare gli utili e socializzare le perdite. Se una crisi produce profitti eccezionali per pochi e contemporaneamente maggiori costi per milioni di cittadini e piccole imprese, non può essere sempre la parte più debole del sistema a presentare il conto”.
“Non chiediamo un bonus temporaneo destinato a scomparire alla prima emergenza di bilancio. Chiediamo di utilizzare questa crisi per costruire un meccanismo strutturale capace di attenuare gli shock energetici sul sistema dei trasporti e, attraverso di esso, sull’intera economia. Il costo dell’intervento non può ancora una volta essere messo a carico dei cittadini e delle piccole imprese”, conclude Artusa

