Nella puntata con l’esponente di Futuro Nazionale del generale Vannacci, già ministro dell’Agricoltura e sindaco di Roma, il confronto con il presidente di Conflavoro Roberto Capobianco su vincoli europei, fisco e lavoro, salari e denatalità
Vincoli finanziari europei, fisco e lavoro, salari, investimenti, burocrazia e denatalità i temi al centro dell’ultima puntata de La Livella, il podcast di Conflavoro che mette a confronto politica e imprese, condotto da Andrea Pancani e disponibile su YouTube, Spotify e Audible. Ospite l’ex ministro dell’Agricoltura e sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Oggi con Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci, Alemanno si spende contro il sovraffolamente delle carceri, definite a La Livella “campi nomadi”, e durante la puntata attacca l’Europa sui vincoli e chiede che l’Italia batta i pugni sul tavolo, anche arrivando – in extrema ratio – all’uscita dalla Ue. “Oggi le piccole e medie imprese italiane pagano un prezzo altissimo ai vincoli finanziari che vengono da Bruxelles e che fino ad ora sono stati accettati da tutti i governi di centrodestra e di centrosinistra. Non si possono fare investimenti pubblici, abbassare le tasse e promuovere le nostre filiere industriali se non si guadagnano margini di flessibilità rispetto a questi vincoli. In più c’è il disastro della guerra in Ucraina da cui bisogna uscire subito accettando una pace realistica e ponendo un termine alle sanzioni contro la Russia e agli aiuti al governo di Zelensky. Sul versante interno bisogna difendere le nostre imprese dal peso della burocrazia e dall’invadenza di una malagiustizia, creando un ombrello protettivo che permetta alle imprese di continuare a produrre e distribuire lavoro senza fermarsi continuamente per questi ostacoli”, ha dichiarato Alemanno.
Secondo le elaborazioni del Centro Studi Conflavoro, entro il 2050 l’Italia avrà 7 milioni di persone in età di lavoro in meno e già oggi oltre quattro assunzioni previste su dieci non trovano i profili richiesti. Per il presidente di Conflavoro, Roberto Capobianco, “il nodo storico per l’economia italiana resta il fisco sul lavoro: se pesa troppo, le imprese non assumono. Per questo abbiamo proposto nella nostra Assemblea del 30 settembre proponiamo di detassare il costo del lavoro per gli under 35, così le aziende assumono di più e ai giovani resta più stipendio netto in busta paga. Non è un costo, ma un investimento: entro il 2050 perderemo 7 milioni di persone in età di lavoro, e già oggi le piccole imprese non trovano più di quattro profili su dieci che cercano. Trattenere i giovani con salari più alti è anche la risposta più concreta sia alla denatalità sia alla carenza di manodopera”.

