(Adnkronos) – "Adesso i sindacati si sono svegliati perché si sentono minacciati". Così l'economista tedesco della Bocconi, Daniel Gros, spiega all'Adnkronos quanto accade nella vicenda Unicredit-Commerz, dopo la richiesta del governo tedesco a Orcel di fermarsi. Gros evidenzia l'importanza del sistema tedesco di cogestione dove "le organizzazioni sindacali hanno la metà dei seggi". Tesi confermata anche da Michele Calcaterra, professore della Bocconi, che conferma parlando con l'Adnkronos come "i sindacati tedeschi abbiano avuto un ruolo significativo, anche se indiretto". È importante distinguere, secondo Calcaterra, alcuni elementi chiave del contesto, partendo dal ruolo del governo tedesco che è azionista di Commerzbank (circa il 15%) dal salvataggio della banca durante la crisi finanziaria del 2008-2009. "Per questo motivo – dice Calcaterra – qualsiasi ipotesi di fusione o acquisizione che coinvolga Commerzbank ha inevitabilmente una valenza politica".
Il ruolo dei sindacati
Il governo tedesco, nel corso degli anni, ha più volte valutato opzioni per rafforzare il sistema bancario nazionale, inclusa la fusione tra Commerzbank e Deutsche Bank, poi fallita. In questo contesto, Unicredit è stata vista da alcuni interlocutori istituzionali tedeschi come una potenziale candidata credibile per rafforzare Commerzbank, anche se l'idea che il governo 'chiamasse' Unicredit va interpretata più come un'apertura politica che come un mandato diretto. "I sindacati tedeschi in questo contesto – rimarca Calcaterra – si sono tradizionalmente opposti a operazioni transfrontaliere che potrebbero portare a: una perdita di posti di lavoro in Germania, uno spostamento della governance e del potere decisionale all'estero, l'indebolimento del presidio sindacale tedesco nella gestione aziendale". Nel caso di Unicredit, prosegue, "i sindacati tedeschi hanno espresso preoccupazioni riguardo all’eventuale perdita di influenza e alla possibilità di tagli occupazionali. Non erano formalmente coinvolti nei negoziati, ma hanno esercitato una pressione politica e mediatica, soprattutto per il fatto che Commerzbank è vista come un attore strategico nel sistema economico nazionale".
Il possibile ricorso di Unicredit
Davanti alle barricate teutoniche, cosa potrebbe fare Unicredit? "Il governo tedesco ha definito l’iniziativa di UniCredit su Commerzbank non amichevole, lamentando l’assenza di coordinamento politico e istituzionale su un asset considerato strategico", sottolinea all'Adnkronos l'economista della Statale di Milano, Marta Degl'Innocenti. Unicredit, afferma, "potrebbe ipotizzare un ricorso in sede europea contro eventuali ostacoli al libero mercato, ma un simile passo appare remoto, data l’incertezza sull’esito, i tempi lunghi e il rischio politico. L’amministratore delegato Andrea Orcel privilegia infatti una strategia di mediazione, puntando sul dialogo con Berlino e su un’integrazione graduale tra Commerzbank e Hvb". Tesi confermata da quanto detto oggi dal presidente di Unicredit all'Assemblea di Abi: “L'Europa ha una grande potenzialità – ha detto Pier Carlo Padoan – il sistema bancario è uno strumento fondamentale per sfruttarla ed è un elemento comune che dalle relazioni di stamattina esce con molta chiarezza". (di Andrea Persili) —[email protected] (Web Info)
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