(Adnkronos) – Il via libera della Commissione europea al vaccino ricombinante adiuvato contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv) di Gsk negli adulti dai 18 anni in su "rappresenta sicuramente un elemento importante, perché valorizza il ruolo e le potenzialità della vaccinazione contro il virus respiratorio sinciziale", spiega all'Adnkronos Salute Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'università Statale di Milano, direttore sanitario dell'Irccs ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio. "L'Rsv – ricorda – è noto soprattutto per la bronchiolite nei bambini piccoli, ma anche nella popolazione adulta ha sempre avuto un peso rilevante, seppur meno percepito. Nell'adulto, infatti, si manifesta spesso con quadri clinici simili all'influenza e può determinare complicanze anche significative, finendo per essere un 'coprotagonista nascosto' delle stagioni influenzali". Oggi, "grazie a una maggiore capacità diagnostica di laboratorio – sottolinea il virologo – sappiamo che il virus respiratorio sinciziale è tutt'altro che marginale: anche in questa stagione, in particolare dopo il picco influenzale, la sua circolazione è evidente e clinicamente rilevante. Questo significa che può avere un impatto importante anche negli adulti. L'estensione della vaccinazione a partire dai 18 anni, amplia quindi le possibilità di prevenzione. Non si tratta, ovviamente, di un utilizzo universale – precisa Pregliasco – ma di uno strumento prezioso per una vasta quota di soggetti a rischio: persone con asma, broncopneumopatia cronica, immunodepressione e, più in generale, tutti quei pazienti per i quali la vaccinazione antinfluenzale è già raccomandata indipendentemente dall'età. L'obiettivo è ridurre il rischio di complicanze e di forme severe di malattia". Questo provvedimento "dovrebbe però spingere le istituzioni sanitarie italiane, a partire dal ministero della Salute, ad aggiornare il Pnpv-Piano nazionale di prevenzione vaccinale – suggerisce l'esperto – L'Italia, insieme a pochissimi altri Paesi come il Portogallo, è ancora priva di una raccomandazione formale, mentre molte nazioni europee e gli Stati Uniti hanno già avviato campagne vaccinali con modalità organizzate. Siamo in ritardo – rimarca Pregliasco – nonostante il vaccino sia già registrato in Italia per le fasce più anziane e a rischio e nonostante le società scientifiche abbiano espresso pareri favorevoli al suo utilizzo nei soggetti fragili". L'invito è quindi chiaro: cogliere questa opportunità e "aggiornare le raccomandazioni per rendere la prevenzione realmente efficace".
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