(Adnkronos) – Possibile svolta sul mistero della morte di Alexei Navalny. Londra sostiene di avere le prove che Vladimir Putin ordinò l'avvelenamento del leader dell'opposizione, morto due anni fa mentre era detenuto in una colonia penale in Siberia. Secondo il Regno Unito, Navalny è stato avvelenato con l'epibatidina, una neurotossina tossica letale che si trova nelle rane freccia che vivono in Ecuador. Le tribù indigene del Sud America utilizzano la tossina nelle cerbottane durante la caccia. Questo veleno è 200 volte più forte della morfina. Le conclusioni dell'indagine saranno sottoposte all'organismo di controllo delle armi chimiche delle Nazioni Unite, l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Il Regno Unito e i suoi alleati hanno lavorato "con ferrea determinazione" per stabilire cosa sia realmente accaduto a Navalny, ha detto la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper. Ad annunciare la scoperta è stata Yulia Navalnaya, la vedova del dissidente russo, insieme ai ministri degli Esteri di Regno Unito, Germania, Svezia e Paesi Bassi. I quattro Paesi, più la Francia, hanno collaborato per stabilire le cause della morte di Navalny a soli 47 anni. ''E' difficile per me trovare le parole giuste", ha detto Navalnya. Lei si trovava alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco quando, il 16 febbraio 2024, venne diffusa la notizia della morte del marito. ''E' stato il giorno più orribile della mia vita. Sono salita sul palco e ho detto che mio marito, Alexei Navalny, era stato avvelenato. Cos'altro poteva succedere con il nemico numero uno di Putin in una prigione russa? Ma ora capisco e so che non si tratta solo di parole, ora abbiamo le prove scientifiche".
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