Lo stalking non colpisce sempre una sola persona. Spesso il bersaglio diventa un’intera famiglia, costretta a convivere con paura, ansia e un senso di impotenza che si insinua nella quotidianità. È questo il messaggio lanciato dalla dottoressa Mariastella Giorlandino, che richiama l’attenzione su una forma di violenza psicologica capace di travolgere non solo la vittima diretta, ma anche i suoi affetti più stretti.
«Lo stalking è una violenza silenziosa che si consuma giorno dopo giorno. Non distrugge soltanto la serenità di una persona, ma finisce per coinvolgere genitori, figli, fratelli, amici e chiunque le stia accanto. Quando la paura entra in una casa, nessuno ne rimane davvero immune», sottolinea la dottoressa.
Secondo Giorlandino, uno degli aspetti più dolorosi è che queste situazioni, nella maggior parte dei casi, non avvengono nell’ombra. Sono episodi che lasciano tracce evidenti, che si manifestano davanti agli occhi di vicini, conoscenti, colleghi e, talvolta, persino delle istituzioni. Eppure, troppo spesso, prevalgono il silenzio e l’indifferenza.
«La cosa più sconvolgente è che tutto questo accade sotto gli occhi di tutti. Si vedono i segnali, si percepisce il disagio, si assiste alla sofferenza, ma troppo spesso si sceglie di voltarsi dall’altra parte. Fingere di non vedere significa lasciare sola la vittima e consentire allo stalker di continuare ad alimentare la propria ossessione.»
Per la dottoressa, la lotta allo stalking non può essere demandata esclusivamente alle forze dell’ordine o alla magistratura. È una responsabilità collettiva che chiama in causa l’intera società. Riconoscere i campanelli d’allarme, sostenere chi chiede aiuto e non minimizzare mai comportamenti persecutori può fare la differenza tra la tutela di una persona e una tragedia annunciata.
«L’indifferenza è il terreno sul quale la violenza cresce. Ogni volta che scegliamo di ignorare un grido d’aiuto, diventiamo spettatori di una sofferenza che avrebbe potuto essere fermata. Nessuno dovrebbe sentirsi solo mentre la propria vita viene lentamente assediata.»
L’appello finale è rivolto a tutti: rompere il muro del silenzio, denunciare, sostenere le vittime e avere il coraggio di intervenire quando i segnali sono evidenti. Perché lo stalking non è un problema privato, ma una ferita sociale che, quando viene ignorata, finisce per colpire molto più di una singola persona: colpisce intere famiglie e mette in discussione il senso stesso di una comunità capace di proteggere i più vulnerabili.
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