Gaza, scatta il bando per 37 ONG: scontro sugli aiuti e ultimatum per il disarmo
A partire da domani, 1 gennaio 2026, 37 organizzazioni non governative (tra cui giganti dell’umanitario come Medici Senza Frontiere, Oxfam e Care) non potranno più operare nella Striscia di Gaza. Il provvedimento israeliano scatta a seguito del rifiuto, da parte delle ONG, di fornire l’elenco dei propri dipendenti palestinesi alle autorità di Tel Aviv.
Le reazioni: “Escalation e ricatto”
Il portavoce del ministero israeliano, Gilad Zwick, è stato perentorio: “Trasparenza totale, non ci saranno scorciatoie”. Di parere opposto Amnesty International, che tramite Erika Guevara Rosas parla di una “consapevole strategia di punizione collettiva” e di un attacco deliberato al diritto internazionale, aggravato dalle recenti leggi della Knesset volte a smantellare l’operatività dell’Unrwa. Hamas ha definito la mossa un “comportamento criminale” volto a politicizzare l’assistenza umanitaria.
L’asse Trump-Netanyahu: ultimatum per il disarmo
Parallelamente al blocco delle ONG, emerge un’indiscrezione diplomatica di peso: Donald Trump e Benjamin Netanyahu avrebbero concordato un ultimatum di due mesi affinché Hamas deponga le armi. Secondo fonti vicine ai colloqui di Mar-a-Lago, esperti dei due paesi starebbero definendo i criteri tecnici per sancire l’effettivo disarmo dell’organizzazione, che però ha già ribadito: “Non rinunceremo alle armi”.
Netanyahu, in un’intervista a Fox News, ha denunciato la presenza di ancora 20.000 uomini armati e centinaia di chilometri di tunnel: “Hamas si rifiuta di disarmare, continuando a esercitare la sua tirannia sulla popolazione”.
A cura di: Michele Grillo

