(Adnkronos) – "L'anemia è un dato caratterizzante della mielofibrosi, in quanto il midollo lavora male e produce pochi globuli rossi. L'anemia ha diversi gradi: sotto gli 8 grammi è necessario arrivare a trasfondere il paziente affinché respiri bene e abbia una vita regolare. Ciò significa che se si evita di arrivare agli 8 g di emoglobina e se si intercetta una riduzione dei livelli di emoglobina quando già ci si trova intorno al 10, è possibile, da un punto di vista farmacologico, iniziare a trattare quel paziente con il farmaco". Lo ha detto Elena Rossi, professore associato di Ematologia all'università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile Day hospital Ematologia del Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, all'incontro con la stampa promosso da Gsk oggi a Milano, dedicato alle nuove terapie per la mielofibrosi. "Momelotinib ha come scopo primario proprio quello di risolvere l'aspetto dell'anemia nella mielofibrosi – spiega l'ematologa – Pertanto è possibile intervenire precocemente, non arrivando proprio alla trasfusione-dipendenza e non impattando in senso così negativo come fanno, in questa patologia, i livelli estremamente ridotti di emoglobina. Intercettare precocemente" il problema permette di fare il "trattamento prima e avere risultati migliori. Una volta ottenuta la crescita di questi livelli di emoglobina – precisa – non solo ho dato al paziente una migliore qualità della vita, in quanto le sue condizioni generali sono incredibilmente più energiche e si avvicinano quelle di un paziente non affetto da questa patologia, ma in termini clinici ho migliorato anche il suo decorso, perché ormai è provato che migliorare i livelli di emoglobina migliora la sopravvivenza di questi pazienti, migliora la nostra capacità di trattarli e migliora anche la nostra lucidità nelle scelte terapeutiche: non è necessario, infatti, rincorrere la malattia, ma accompagnarla cercando di restituire al paziente la condizione preesistente". "La mielofibrosi è la più rara delle tre malattie mieloproliferative – che sono policitemia vera, trombocitopenia essenziale e mielofibrosi – ma è anche la più pesante in termini clinici e di impatto sulla quotidianità", precisa Rossi. "E' importante ricordarsi che esistono queste patologie e portare lo screening per malattia a livelli più profondi, rivolgendosi a un ematologo", rimarca. Certo, in caso di anemia "è necessario saper graduare gli approfondimenti, ma quando si evidenzia che non sottende carenze o perdite – suggerisce l'esperta – è importante coinvolgere l'ematologo specialista in modo da fare un esame obiettivo mirato, cogliere eventuale aumento volumetrico della milza e altri parametri che possono portare verso un'insufficienza midollare".
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