Nei primi tre anni di mandato, rinnovato poi per un altro triennio dal governo Meloni, ha riformato in profondità l’ADM con provvedimenti rilevanti su accise, monopoli, dogane e gioco d’azzardo
Maurizio Pizzuto
Nel rilevamento di febbraio della classifica Top Manager Reputation, Roberto Alesse, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sale di una posizione e si piazza al secondo posto della graduatoria nel settore della Pubblica Amministrazione, dietro a Vincenzo Sanasi D’Arpe di Consap. Nei suoi primi tre anni, poi confermato per un altro triennio dal governo Meloni, Alesse ha riformato in profondità l’ADM, con una serie di provvedimenti divenuti riferimento normativo nel settore economico‑fiscale.
Il rilevamento di febbraio della classifica Top Manager Reputation, l’osservatorio sulla reputazione dei vertici delle principali organizzazioni italiane, restituisce un balzo significativo per Roberto Alesse, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). Nel ranking dedicato alla Pubblica Amministrazione, Alesse scala una posizione e si colloca al secondo posto, immediatamente dietro a Vincenzo Sanasi D’Arpe di Consap, consolidando così un ruolo di riferimento nel panorama delle amministrazioni centrali.
Il riconoscimento non è solo numerico: incrocia la permanenza mediatica, la visibilità istituzionale e la percezione di efficacia nei confronti del suo mandato. Nei primi tre anni alla guida dell’ADM, poi confermato per un ulteriore triennio dal governo Meloni, Alesse ha varato una serie di riforme strutturali che hanno ridisegnato assetti chiave dell’agenzia, dagli interventi sulle accise e sulla gestione dei monopoli ai nuovi modelli di controllo doganale e fiscale. Tra i provvedimenti più commentati, vi sono la razionalizzazione dei regimi di deposito fiscale, la semplificazione delle procedure per le imprese esportatrici e l’introduzione di piattaforme digitali integrate per la tracciabilità dei flussi di merci e di gioco.
Nel solco di questa linea, Alesse ha puntato su trasparenza, prevenzione dell’evasione e sostegno alle imprese regolari, con una serie di circolari chiarificatrici e protocolli operativi che hanno reso il lavoro dell’ADM più prevedibile e coerente. Parallelamente, l’agenzia ha rafforzato la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate e con le forze di polizia, per contrastare il contrabbando, il commercio illecito e le frodi di sistema. Questo mix di decisioni normative, innovazione tecnologica e governance più trasparente ha contribuito a riscrivere l’immagine dell’ADM, che nei primi anni di mandato di Alesse è passata da una percezione tecnocentrica e burocratica a quella di un’agenzia più dinamica e orientata alle esigenze del territorio.
Il dato di Top Manager Reputation riflette anche questa trasformazione: il punteggio di Alesse tiene conto, oltre che dei risultati operativi, della capacità di comunicare politiche complesse a un pubblico vasto, dagli operatori economici ai cittadini. La scala di posizione nel podio della Pubblica Amministrazione sottolinea inoltre come il settore dogane e monopoli, spesso sottovalutato rispetto ad altri comparti, assuma oggi un ruolo centrale nella difesa delle entrate pubbliche, nella sostenibilità del sistema fiscale e nella regolazione dei mercati. La vicina presenza di Vincenzo Sanasi D’Arpe di Consap al primo posto conferma una tendenza: la gestione efficiente delle garanzie pubbliche e dei servizi finanziari alle imprese è uno dei fronti più sensibili dell’opinione pubblica e dei media.
Nel quadro complessivo, il nuovo posizionamento di Roberto Alesse nella classifica di febbraio si inserisce in una fase in cui l’ADM è chiamata a gestire questioni di grande impatto: dalla revisione dei regimi di accise ai nuovi assetti del gioco d’azzardo, dalla tutela della concorrenza sleale alla lotta al traffico di merci illecite. La conferma per un secondo triennio, unita al riconoscimento reputazionale, disegna un profilo di manager‑dirigente capace di coniugare rigore tecnico, visione strategica e capacità comunicativa, con ricadute visibili sia sulle reputazioni di settore sia sulle performance complessive dell’agente economico‑fiscale.

