Da ieri nelle sale cinematografiche, Pontifex si presenta come un’opera intensa e ambiziosa, capace di intrecciare tensione narrativa, riflessione interiore e un impianto visivo di forte impatto.
Arrivato nei cinema italiani, Pontifex – Un Ponte tra la Misericordia e la Speranza si presenta come un’opera che affronta con sensibilità e ambizione il tema della fede nel nostro tempo. Diretto e fotografato da Daniele Ciprì, il documentario sceglie di non limitarsi a una lettura cronachistica del Giubileo 2025, ma prova a trasformarlo in un’occasione di riflessione più ampia sul bisogno di spiritualità, sul senso del perdono e sulla ricerca di una speranza possibile dentro la complessità del presente.
Asse portante dell’opera è l’intervista a Monsignor Rino Fisichella, figura centrale nell’organizzazione del Giubileo 2025, che diventa il riferimento concreto e autorevole attorno al quale il film costruisce il proprio percorso. Attraverso il suo racconto, Pontifex apre una finestra non solo sull’evento giubilare in corso, ma anche sul significato più profondo che i Giubilei hanno assunto nel recente passato, restituendo così al documentario una dimensione storica, spirituale e insieme profondamente attuale.
Il film, però, non si ferma al linguaggio classico del documentario. La sua struttura si apre infatti a una parte di finzione che ne amplia il respiro e ne rafforza il valore simbolico. È qui che l’opera compie la sua scelta più originale, affidando a un dialogo immaginifico la possibilità di toccare temi complessi della fede contemporanea, là dove il dubbio, il dolore, l’attesa e la speranza si intrecciano in una dimensione più interiore che narrativa.
A incarnare questa parte più visionaria sono tre personaggi emblematici: Rossella Brescia interpreta la Speranza, Cesare Bocci veste i panni del Suicida e Gianni Rosato dà corpo al Mondo. È su questo triangolo umano e simbolico che il film innesta la propria componente più coraggiosa, sul piano linguistico e stilistico, cercando un confronto diretto con le inquietudini del nostro tempo e con le domande più urgenti che attraversano l’uomo contemporaneo.
Determinante, in questo senso, è il lavoro sui testi, affidato al trattamento e alla sceneggiatura di Arnaldo Colasanti da un’idea di Massimo Maria de’ Cavalieri. La scrittura prova infatti a sostenere il doppio registro dell’opera, da una parte documentaria e dall’altra allegorica, mantenendo saldo il filo di un discorso che parla di misericordia, fragilità, redenzione e attesa. Il sottotitolo stesso, Un Ponte tra la Misericordia e la Speranza, chiarisce il cuore del progetto: costruire un passaggio tra il dolore del presente e la possibilità di un’apertura interiore.
Con una durata di 75 minuti e una distribuzione in 67 sale italiane a cura di Filmclub Distribuzione, Pontifex si propone dunque come un lavoro capace di parlare a pubblici diversi. Non soltanto a chi vive il tema religioso in modo diretto, ma anche a chi cerca nel cinema uno spazio di interrogazione, di ascolto e di confronto con le grandi domande dell’esistenza. Più che offrire risposte definitive, il documentario preferisce aprire un cammino, indicando nella misericordia e nella speranza due parole chiave ancora in grado di interrogare il presente.

