Una mostra che ha saputo incantare un’intera città e catalizzare critici e addetti ai lavori a Verona. Elpidio Tramontano ha stupito tutti con la sua narrazione artistica e le sue sculture che sembrano figlie dei geni di altri tempi. C’è un filo tenace che attraversa secoli di storia dell’arte e giunge fino ai nostri giorni: cosa significa essere uomini? È a questa domanda che risponde la mostra scultorea di Elpidio Tramontano, ospitata presso la Sala Espositiva “P. Pighi” della Società Belle Arti di Verona dal 23 aprile al 12 maggio 2026, restituendo all’arte la sua funzione più alta: educare l’umanità ai valori universali.
La genesi dell’opera principale — “L’Uomo portatore degli ideali universali”, modellato in tecnica mista patinata bronzo di 425 cm (2012) — nasce da un percorso critico attraverso le grandi raffigurazioni dell’uomo ideale nella storia dell’arte. Da Donatello ad Andrea del Verrocchio, da Michelangelo a Bernini, fino a Caravaggio, ogni maestro ha incarnato la medesima logica: la bellezza come celebrazione della vittoria sull’altro. Dal Canone di Policleto alla Nike di Samotracia, la tradizione classica ha costruito un ideale di perfezione fondato sulla sopraffazione.

È dentro questa continuità che Tramontano individua una frattura decisiva: quella impressa da Agostino di Duccio nel blocco di marmo destinato a Santa Maria del Fiore. Duccio lasciò sul marmo sbozzato i segni di un’intenzione diversa — una figura più raccolta, spirituale, vicina alla sensibilità francescana — senza portarla a termine. Quando Michelangelo si confrontò con quello stesso blocco, le sottrazioni di materiale già operate condizionarono le sue scelte: la posa, l’assenza della testa di Golia. Eppure il Davide tornò a essere simbolo di forza e trionfo. Se Duccio avesse potuto compiere la sua opera, forse avrebbe consegnato alla storia il messaggio francescano che il Rinascimento non riuscì a esprimere pienamente.
San Francesco d’Assisi, con il gesto della spogliazione — la rinuncia alle armi, alle ricchezze, alla materialità — aveva inaugurato un modello radicalmente diverso di umanità: non l’eroe che conquista, ma il fratello che si fa ultimo; non il guerriero, ma il predicatore che offre la pace. È questa intuizione rimasta sospesa nel marmo di Duccio che Elpidio Tramontano raccoglie e porta avanti nella scultura contemporanea. Il nuovo uomo ideale trasforma i sassi da armi di morte in “pietre vive” per edificare la fratellanza umana. Come l’ovulo e lo spermatozoo si spogliano di metà di sé per dare origine a una vita nuova, così ogni essere umano è chiamato a cedere una parte del proprio ego per diventare pietra di una costruzione più grande.

