(Adnkronos) – "Una sceneggiata senza alcuna volontà di escalation". Fonti europee a Teheran confermano l'impressione di un attacco contro Israele votato alla massima spettacolarizzazione e alla minimizzazione dei danni, che più che "una prova di forza ha dato una prova di debolezza" del regime iraniano. Costretto a reagire dalla sua base più oltranzista, che ne ha approfittato per coprire un'ulteriore stretta della repressione interna, con l'annuncio di misure più severe per le donne che non indossano l'hijab, il cui obiettivo è sempre quello di garantire la sopravvivenza del regime. "Quella che hanno fatto sabato sera è una sceneggiata che ricalca quello che già fecero due anni in Iraq, contro la base americana di Ayn a-Asad, quando dovettero reagire dopo il raid in cui venne ucciso il generale Qassem Soleimani", ricordano le fonti parlando con l'Adnkronos. Dopo l'attacco al consolato a Damasco del primo aprile, Teheran non poteva non reagire, doveva ristabilire la deterrenza, cosa che in effetti potrebbe essere riuscita a fare: a Tel Aviv hanno mandato il messaggio che in caso di nuovo assassinio mirato risponderanno, "hanno alzato la soglia". E il fatto di aver colpito Israele direttamente dal loro territorio rappresenta "un salto di qualità" da parte iraniana, per quanto quello che poi conta "è l'esito: l'offensiva si valuta sulla base dei risultati raggiunti", sottolineano gli esperti. —internazionale/[email protected] (Web Info)
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