(Adnkronos) – I mercati finanziari finora hanno risposto con una sorprendente capacità di controllo a quasi tutti gli shock provocati dall'aggressività di Donald Trump: hanno sostanzialmente ridimensionato i rischi legati alle pressioni sulla Fed, mostrando di non credere fino in fondo a uno showdown, e hanno anche ricomposto con relativa calma le tensioni legate alla politica commerciale aggressiva. Ora, però, le Borse girano in rosso per il ritorno dello spettro dei dazi. Perché, cosa vedono di diverso nelle nuove minacce del presidente americano ai Paesi europei che si muovono in difesa della Groenlandia? La prima considerazione che suggerisce questa reazione, che si sta registrando su tutte le piazze finanziarie in una giornata in cui Wall Street resta chiusa per festività, è che si legano due fattori: la politica commerciale aggressiva, che non è una novità, e un dichiarato, forte, interesse strategico e geopolitico americano. Il timore che evidentemente sta prendendo forma è che possa verificarsi 'una tempesta perfetta', con le minacce di Trump rese più credibili dalla ragione che le sostiene. Da quando il tycoon è alla Casa Bianca, anche i mercati hanno imparato a gestire 'l'effetto annuncio' a cui è sempre seguita una frenata, una correzione dettata dallo sviluppo di una negoziazione che ha sempre tenuto conto, come nel caso della prima ondata dei dazi, sia dell'interlocuzione esterna, sia dei rischi legati all'economia interna americana, in un'analisi di costi e benefici che ha fatto rientrare verso la ragionevolezza gli slanci aggressivi di Trump. Ora, gli ultimi sviluppi sul piano della geopolitica, dall'intervento in Venezuela alla tensione con l'Iran, fino alle reiterate dichiarazioni sulla necessità di annettere la Groenlandia, rendono la minaccia commerciale del presidente americano, costruita come una vera e propria ritorsione, un fattore da considerare seriamente nel calcolo dei rischi e, quindi, nell'allocazione degli investimenti. I mercati finanziari si muovono veramente, e con movimenti consistenti, quando c'è il rischio concreto di perdere molto denaro o, al contrario, l'opportunità di guadagnarne altrettanto. Per questo, la percezione di una 'tempesta perfetta' può fare più danni rispetto alla percezione di minacce estemporanee. (Di Fabio Insenga)
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