Affidi. La complessa gestione della tutela dei minori. Avv. Valeria Calabrese: “Ogni caso necessita di una profonda analisi”

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(Meridiananotizie) Roma, 8 giugno 2021 – Quello degli affidi dei minori è un argomento alquanto scottante, delicato. E diventa ancora più delicato quando si verificano fatti come quello di Bibbiano, Comune della Provincia di Reggio Emilia, diventato oggetto di attenzione dei media per la gestione degli affidi e più esattamente, per le false relazioni che operatori sociali e psicologi avrebbero redatto con l’intento di pilotare l’allontanamento dei minori dalle proprie famiglie per collocarli in affido in strutture, quali comunità e in altre Famiglie.

Questo, però, seppur un caso molto grave, non deve farci commettere lo sbaglio di pensare di “fare di tutta l’erba un fascio“. I servizi Sociali sono un utile servizio per al società.

Certo, la macchina giuridica in Italia necessiterebbe di una riforma, lo si dice da tempo, in particolare per la sua lentezza nell’emettere le sentenze. I tempi stimati per una causa civile sono tra i più lunghi dell’Unione Europea. Forse è un po’ meglio per i processi amministrativi, specie negli appalti pubblici ma sempre sopra la media europea. Nel penale poi, resta alta la durata del processo nel grado di appello.

Ma questo è un fatto marginale, seppur importante da regolare, rispetto ad alcune “falle” che il sistema giuridico manifesta e che si riferiscono ad una non attenta analisi di caso in caso, delle problematiche che affliggono le famiglie soggette ad allontanamento dei propri minori dal nido familiare.

Ci sono casi nelle cause civili riguardanti gli affidi – dichiara l’Avv. Calabrese Valeria (specialista in diritto di famiglia e minori) -, dove non vengono prese in esame alcune variabili non indifferenti e che, trascurate, invece di risolvere il problema lo complicano, sia per i genitori a cui vengono allontanati i figli, sia per i minori stessi ma aggiungerei, anche per l’intera comunità. Per spiegare meglio quanto da me affermato – prosegue l’Avv. Calabrese – voglio riportare il caso di una mia assistita di cui non farò il nome per questione di privacy e a cui sono stati allontanati 5 figli. Qui ci troviamo davanti ad una donna che pur essendo stata periziata da un ConsulenteTecnicodel tribunale (art. 61delCodice di Procedura Civile) e risultata essere integra da un punto di vista psicologico, per cui non sussistono nella persona psicopatologie, il Giudice in questione, non ha considerato uno stato emotivo della donna che, evidentemente, nell’infanzia ha subito traumi all’interno di una comunità nella quale lei stessa era stata ospitata per questioni familiari problematiche. Questo aspetto non rilevato dal Giudice – aggiunge l’Avv. Calabrese – obbliga la donna a seguire dei percorsi di riabilitazione con i figli, all’interno di una comunità, dove viene assistita da psicologi che l’accompagnano in un percorso di avvicinamento alla propria prole in un ambiente protetto. Il fatto si complica quando riaffiorano nella donna delle ‘reminiscenze emotive(nulla a che vedere con le psicopatologie) che la riconducono ai tempi in cui ha vissuto un periodo traumatico all’interno della comunità nella quale era stata lei stessa ospitata da giovane. Pertanto, oggi se viene rinchiusa in una struttura simile, sente l’esigenza di evadere. Ed è quello che accade, regolarmente, ogni qualvolta il Giudice emette l’ordinanza per la donna di seguire il suddetto ‘iter riabilitativo’, per cui il problema della donna/mamma non si risolverà mai, a meno che non si intervenga sulla stessa in modo diverso. Inoltre, se consideriamo che la donna ha già 5 Figli, è plausibile pensare che si dovrebbe lavorare con ella, magari all’esterno di una comunità, per farle maturare la consapevolezza che continuare a procreare, comporterebbe un ulteriore allontanamento della stessa da sua prole. Ed è per questo – conclude l’Avv. Calabrese – che penso che il Giudice debba considerare un percorso diverso da quello attuato fino ad oggi, altrimenti il problema sussisterà in futuro non solo per la donna ma anche e soprattutto per i suoi figli, quelli attuali e quelli che potrebbero nascere in futuro“.

L’Avv. Valeria Calabrese è un professionista molto competente nella materia qui trattata perché, come abbiamo già menzionato, oltre ad essere specialista in diritto di famiglia e minori è anche socio della sede di Catania dell’Ass. CAMMINO (camera nazionale avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni), il cui Presidente è l’Avv. Maria Elena Parisi, mentre la sede Nazionale che si trova a Roma il Presidente è l’Avv. Giovanna Ruo. A questa stessa associazione possono fare riferimento molte persone che si trovano nelle condizioni di dover affrontare percorsi giudiziali. Dal seguente indirizzo web www.cammino.org si può entrare in contatto con “l’Associazione riconosciuta dal Consiglio Nazionale Forense come associazione forense specialistica, maggiormente, rappresentativa, il 19 luglio 2013. Ritenuta la persistenza dei requisiti, l’accreditamento è stato confermato con delibera in data 15 luglio 2016 n. 84“.

Riprendendo quanto raccontato dall’Avv. Valeria Calabrese, emerge da una parte la complessa gestione degli affidi e dall’altra, la necessità di considerare le possibili variabili di ogni caso familiare e strutturare programmi di assistenza sociale e psicologica, oltre che legale, che possano  “tutelare“, soprattutto, il diritto dei minori di vivere con i propri genitori biologici, laddove, naturalmente, siano state fatte tutte le valutazioni del caso, comprese le tante variabili che si possono riscontrare come quella evidenziata dall’Avv. calabrese, per poterli lasciar vivere nella loro Famiglia di origine.

Laddove la macchina giuridica ha l’obbligo di garantire la tutela del minore anche allontanandolo dalla Famiglia nel caso in cui vi siano i reali presupposti per procedere in tal senso, prima ancora, ha l’obbligo di garantire al minore lo studio e l’applicazione di programmi specifici che possano permettergli di vivere nell’ambiente in cui è nato e a contatto con i propri genitori biologici.

  • articolo di Massimo Catalucci 

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