Benessere, pensiero creativo e psiconeuroendocrinoimmunologia (P.N.E.I)

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(Meridiananotizie) 4 maggio 2021 – La ricerca del benessere e di una qualità di vita soddisfacenti, sono diritti imprescindibili dell’essere umano. Tuttavia non è sempre facile trovare il giusto equilibrio psicofisico emotivo individuale, causa molti fattori che influiscono nello stato di benessere di qualsiasi persona.

L’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) ha definito lo “stato di benessere” non solo come assenza di malattia, ma come stato di equilibrio fisico, emotivo, psicologico, spirituale, energetico, economico, sociale, che consente alla persona di raggiungere la sua autorealizzazione, mantenendo, altresì, il suo potenziale umano individuale nella società in cui vive.

Nel momento in cui veniamo al mondo, il primo bisogno che abbiamo è quello di sopravvivenza. Abbiamo necessità di soddisfare le esigenze fisiche per mantenere il nostro corpo efficiente. Ma l’essere umano non è solo fisicità, esso è anche spiritualità, inteso come parte immateriale. Laddove l’istinto di sopravvivenza ci induce a procurarci le sostanze solide, liquide e gassose per alimentarci fisicamente; l’istinto emotivo ci spinge a
ricercare quel nutrimento affettivo per soddisfare la nostra parte spirituale (non fisica).

Le relazioni che ogni essere umano instaura fin dal suo concepimento, con il mondo a lui esterno, sono gli “alimenti emotivi” che lo formeranno. La qualità di questi “nutrimenti
emotivi”, sarà determinante per lo sviluppo della sua personalità. Dato che ognuno di noi, prima ancora di essere persona è un essere umano, se ne deduce che la nostra umanità viene prima della personalità che si concretizza nel rapporto con gli altri, in particolare con le figure significative della nostra esistenza (caregivers).

Non sempre però la qualità delle relazioni che instauriamo, dal momento del nostro concepimento, con il mondo esterno, sono conformi alle nostre aspettative di base, per cui,
le distonie tra l’esigenza e l’appagamento ordinario di un qualsiasi bisogno, da quelli primari a quelli secondari, diventano motivo di turbamenti emotivi che influiscono negativamente sullo sviluppo della personalità di ognuno di noi. Ricondurre in equilibrio gli stati emotivi alterati, significa crearci l’opportunità di condurre la nostra vita in modo più appagante e conforme alle nostre aspettative.

Al fine di realizzare questo progetto di vita vantaggioso, abbiamo la necessità di apprendere però la struttura del linguaggio emotivo. Questa struttura è complessa e semplice allo stesso tempo: complessa perché utilizza schemi molto più astratti e a largo raggio (si pensi a quelle attività oniriche, sogni, a cui non riusciamo a dare un senso
razionale), rispetto a qualsiasi altro linguaggio logico, strutturato in modo sequenziale e schematico; semplice perché usa una struttura di riferimento universale, simbolica/archetipica. All’interno del contesto in cui viviamo, comunichiamo molto di più attraverso il linguaggio emotivo che quello conosciuto come linguaggio verbale
letterale.

Nel nostro inconscio risiede una individuale rappresentazione simbolica del mondo (chiamata impronta, modello) ed una comune a cui tutti facciamo riferimento per muoverci nei contesti in cui viviamo. A questo “linguaggio emotivo”, C. G. Jung ha dato il nome di inconscio collettivo. Conoscere la struttura del linguaggio emotivo ci permette di decifrarne i messaggi in esso contenuti traendone valide indicazioni per soddisfare al meglio, nella realtà, i nostri bisogni emotivi, conducendo, altresì, la nostra vita verso la realizzazione di un benessere psicofisico, emotivo, spirituale, economico sociale, secondo le nostre potenzialità.

Naturalmente come è comprensibile, noi non siamo solo emotività, spiritualità, (pensiero conscio e inconscio) ma anche fisicità, materialità (corpo) e come tali dobbiamo considerare il corpo e la mente parti inscindibili l’uno dall’altra.

La medicina moderna ha spesso ignorato il concetto di tutt’uno (corpo e mente), tralasciando la visione olistica dell’essere umano per prestare attenzione alle singole parti che lo compongono. Fortunatamente si sta diffondendo sempre di più un modello scientifico di riferimento che consente di apprezzare il reale funzionamento dell’intero organismo umano, sia in malattia che in salute. Questi studi si concentrano sulle attività del sistema nervoso, endocrino, immunitario e psichico. Stiamo parlando di una “disciplina che studia le relazioni bidirezionali tra psiche e sistemi biologici, identificata con l’acronimo P.N.E.I. (Psiconeuroendocrinoimmunologia). Nella P.N.E.I. convergono, all’interno di un unico modello, conoscenze acquisite, a partire dagli anni trenta del 20° sec., dall’endocrinologia, dall’immunologia e dalle neuroscienze” (fonte: dizionario di medicina TRECCANI).

Ecco quindi che la gestione degli stati emotivi, diventa un valido strumento per conservare al meglio il proprio stato fisico e mentale. Sappiamo che dentro di noi, i sistemi su menzionati, s’influenzano reciprocamente attraverso un dialogo continuo, usando molecole che, al tempo stesso, fungono da neurotrasmettitori, ormoni e citochine.

L’applicazione di un metodo che potremmo definire dialogico con l’esperienza emotiva personale (acronimo D.E.E.P.), permette alla persona di avere una visione diversa della realtà oggettiva, sviluppando un modello personale interiore di riferimento del mondo (realtà soggettiva) più vantaggioso per la stessa, la quale si troverà, per effetto di nuove risorse da lei prodotte, ad usufruire di un ventaglio di scelte maggiori e più creative, rispetto a quelle su cui, precedentemente, in modo conscio ed inconscio, si basava.

Il “Metodo DEEP” sfrutta le capacità creative, immaginative della persona, permettendole di attivare un processo a catena che, sollecitando il sistema endocrino attraverso il sistema nervoso, favorisce la produzione di sostanze benefiche per tutto il sistema umano, inteso come corpo e mente, ed attiva, quindi, un’azione preventiva in relazione anche a future e possibili patologie che potrebbero sorgere, legate appunto ad un eccessivo stress psicofisico a cui la persona potrebbe esporsi troppo a lungo.

In qualità di esseri umani siamo sottoposti giornalmente ad una serie di “input” ai quali rispondiamo con un personale adattamento psicologico, fisico ed emotivo. Possiamo quindi affermare che il termine “STRESS” sta ad indicare il “RAPPORTO tra il SOGGETTO e l’AMBIENTE in cui vive“.

Sappiamo ad esempio che nella persona, un livello straordinario di stress costante, crea uno stato psicofisico emotivo detto “distress”, quindi nocivo (dannoso, pericoloso); mentre
un livello ordinario di stress costante, crea uno stato psicofisico emotivo detto “eustress”, quindi benefico (utile, proficuo).

Ricondurre, quindi, la qualità della vita, relativamente, alle proprie potenzialità, su livelli di stress accettabili, ci permette di raggiungere più facilmente il proprio progetto di autorealizzazione come già su menzionato.

  • articolo di Massimo Catalucci
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